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81

Balabà accende la luce e si alza dal letto, volge lo sguardo sulle pareti e si sente grande nella stanza. Guarda le rocce grigie del fiordo dalla prua della nave. Milford Sound. Vederlo appaga un sogno. Aveva immaginato quelle ripide pareti sulle quali qua e là si ergono piante di un verde intenso e dalle quali sgorgano cascate al cui suono si abbandona sentendosi piccolo. Guarda i vigneti a pochi passi dalla fattoria che ha alle sue spalle. Un lieve vento attenua il calore del primo pomeriggio di Giugno, lo sparge il sole nel cielo di un azzurro limpido e intenso. Annusa l’aria, distingue i profumi e guarda le colline ripide sentendosi piccolo. Guarda la parete di roccia nel farsi del tramonto, gli piacerebbe specchiarsi nella dolomite, vedere il proprio volto tra gli infiniti colori che la dipingono. Fermo aspetta che il respiro torni normale dopo la salita. Fissa sereno la Roda di Vael sentendosi piccolo. Guarda l’oceano che si distende pacifico nel calore del mattino di Agosto. Le ...

80

Balabà guarda le stelle racchiuse tra i tetti e il telaio della finestra, gli paiono prigioniere. Ricorda le stelle libere, brillano adagiate sopra le vette del Latemar e le cime degli alberi che lo circondano nel cielo limpido e scuro, sgombro di nubi, cammina piano davanti a Villa Pio X, ascoltando il silenzio nel piacere della solitudine. Ricorda le stelle libere, brillano fitte sulla distesa del mare calmo, le bianche minuscole creste delle onde si disegnano sulla superficie di un blu cupo, percorre lentamente la spiaggia del Lido fermandosi di continuo a guardare tutto quel luccichio. Ricorda le stelle libere, brillano in una notte tornata limpida dopo il temporale, innumerevoli luccichii si stendono sulle foglie bagnate di granturco e barbabietole, sulla distesa dell’umida paglia dorata, un piccolo spicchio di luna non attenua il loro sfavillare. Ricorda le stelle libere, brillano sopra il lago di Queenstown, lungo il quale cammina assaporando il piacere di vivere la notte in un ...

79

Balabà sarebbe felice di poter viaggiare di nuovo. Andrebbe in Giappone, ripercorrerebbe le strette strade di Kyoto, guarderebbe le biciclette appoggiate alle piccole case di legno immaginando cosa vedrebbe se si accostasse a una finestra per sbirciare dentro, scoprire che vite scorrono tra quelle esili pareti. Andrebbe a conoscere Vancouver, a posare lo sguardo su palazzi e strade sconosciuti, grattacieli e vie di case accoglienti circondate da giardini curati, camminerebbe su marciapiedi qua e là coperti da un velo di neve, si lascerebbe accarezzare dal vento gelido. Andrebbe a Berlino a scoprire i segreti di una città mutata grazie allo svanire del muro assurdo che l’aveva divisa, avrebbe visitato luoghi mutati dalla volontà di riportarla allo splendore intenso di un tempo, facendo convivere nel modo migliore passato e presente. Andrebbe a Queenstown, camminerebbe lungo il lago al mattino molto presto, guardando l’acqua tingersi di rosso nel sole dell’alba, percorrerebbe poi i salis...

78

Balabà ricorda l’avvicinarsi delle estati e come le ha vissute. Volare solo verso Londra, chiacchierare in inglese stentato con il signore seduto accanto a lui rivelando il desiderio di conoscere l’Inghilterra, la metropoli e gli inglesi, sentiva che avrebbe vissuto giorni di intensa emozione e che sarebbe tornato migliore. Posare lento un passo dopo l’altro sul ghiaione che saliva verso la Roda di Vael, guardare di tanto in tanto la gola tra quella vetta e quella accanto e poi alzare lo sguardo per osservare il sole che illuminava un giorno tante volte immaginato e finalmente vissuto. Camminare sul marciapiede di Hollywood Boulevard fermandosi a guardare le stelle che risplendevano nel sole di mezzogiorno, riportando alla mente film visti con piacere, ammirando la bellezza di tante attrici il cui nome era impresso lì per sempre. Uscire dal mare di Sardegna sentendo il vento lieve asciugargli la pelle così che il sale prudeva, posare i piedi sulla sabbia rossa e torrida nel sole intens...

77°

Balabà osserva nel buio i fiori sbocciati nei vasi del terrazzo dei vicini. Germogliano ricordi. Camminava tra le vigne dopo aver comprato vino nella cantina che amava, i lunghi rami contorti gli sfioravano le braccia e nelle narici entrava denso il profumo dei fiori bianchi ancora piccoli che gli piaceva immaginare crescere fino a diventare grappoli. Camminava sul ciglio di un fosso insieme a Doc, lo sguardo perso sul campo di colza, sulla distesa gialla dei fiori, una coltre densa sulla sommità delle fitte piante verdi che ondeggiavano nel vento, così che negli occhi gli appariva un vivo mare sbocciato. Camminava in un prato di montagna, l’erba molto alta carica di rugiada gli bagnava i calzoni e avvertiva l’umidità su gran parte delle gambe, la gomma degli stivali luccicava e si copriva di petali di innumerevoli colori che a malincuore staccava a ogni passo dagli steli. Camminava ai bordi di una spiaggia, attraversando i fitti cespugli alti di rosmarino, il loro verde intenso era pu...

76°

Balabà si alza a stento e malvolentieri dal letto, ormai vive a malincuore il mattino. A fatica alza la persiana immaginando di vedere   oltre la finestra qualcosa di diverso dal cortile, come accaduto in passato. In punta dei piedi e con le dita strette attorno al davanzale della finestra osserva le cime degli alberi del giardino di fronte a casa, gli cammina accanto per pochi metri andando a scuola e lo guarda come quando gioca nella strada chiusa sotto casa, sognando di entrarvi. Tolta la tenda scura dalla finestra guarda le betulle oltre il vetro, strette l’una accanto all’altra sul ripido della montagna, nel chiarore del giorno le cortecce luccicano di rugiada, come le foglie d’un verde brillante, e i rami sottili ondeggiano nel vento. Aperta la serranda, toglie il dito dall’interruttore e si mette seduto sul letto a osservare, oltre la scrivania ingombra di libri e di carte, la distesa della campagna davanti a lui, la terra di un marrone chiaro percorso dalle lunghe file di m...

75°

Balabà guarda la punta del sigaro, la brace rossa sotto un lieve strato di cenere e ricorda altri momenti in cui ha fumato. Soffia fuori il fumo lentamente, un velo che scivola per pochi istanti sul mare di Chia ancora illuminato dal sole di giugno che rosseggia alla destra del portico dove siede con amici, conversando del passato comune, rivivendo giorni anche lontani in modo che sparge in lui piacevole serenità. Soffia fuori il fumo lentamente, un leggero vento lo dissolve subito, lasciandogli godere la vista dell’acqua del lago di Lugano, scura nella notte d’inverno, dal cui gelo si protegge con una coperta distesa sul suo corpo adagiato su una sdraio nel terrazzo del Grand Hotel; accanto a lui, posato su un tavolino, un bicchiere di Armagnac. Soffia fuori il fumo lentamente ascoltando i cugini che conversano allegramente sotto il portico della sua casa di campagna che li protegge dal caldo sole del mezzogiorno di maggio avanzato. Svanito l’odore del sigaro nelle narici si diffondon...

74°

Balabà lento lascia la poltrona e si avvicina alla finestra per guardare la notte. Una notte limpida di giugno, il buio è attraversato solo dalla tenue luce delle stelle, laggiù il blu scuro del cielo sembra quasi fondersi con quello appena più chiaro del mare, quasi non si vede il chiarore delle onde che si adagiano sulla spiaggia grigia scura nell’oscurità. Una notte nuvolosa di gennaio in cui si spegne il candore delle cime coperte di neve, nella luce assente le nubi si disegnano appena nel cielo, i loro contorni si confondono, si inseguono spinte dal vento intenso, a tratti si schiudono e appare per un attimo un lembo di luna. Una notte umida d’autunno, lo sguardo si smarrisce nella nebbia che sale dalla terra arata e si addensa piano piano, nascondendo la distesa dei campi ormai vuoti, gli alberi spogli che sorgono qua e là, dove sono stati piantati per rompere il panorama piatto. Una notte di un maggio ancora fresco, l’oscurità quasi totale impedisce di vedere le gemme e i fiori ...

73°

Balabà, alla ricerca di un po’ di benessere, solleva lentamente e distende le gambe, appoggiando i piedi sul cuscino posato sul tavolo di cristallo. Ricorda un freddo giorno di sole in cui raggiunge la malga deserta nel finire di gennaio, a metà dell’anello di fondo percorso a ritmo deciso. Siede sulla panca addossata alla parete esposta a mezzogiorno, toglie gli sci e lentamente si distende posando le scarpe sul legno consumato. Ricorda un mezzogiorno di giugno in cui esce dal mare avvertendo subito il calore asciugare la pelle sulla quale rimaneva il sale pungente. Svelto percorre la sabbia torrida fino al suo lettino, vicino a quelli su cui giacciono gli amici. Vi si adagia svelto osservando i piedi dai quali cade sabbia sul materassino a righe nere e gialle. Ricorda un mattino di settembre in cui avverte ancora in bocca il sapore del caffè bevuto guardando i campi di granoturco in cui di lì a poco entrerà la trebbia per raccogliere. Siede su una sedia sotto il portico e posa i pied...

72°

Balabà può solo guardare il suo passato, rivivere momenti vissuti e ancora vivi in lui. Si rivede percorrere la riviera in bicicletta poco più che bambino, vivere un giorno in cui non dovrà entrare a scuola, diretto all’Antonianum in cui trascorrerà un mattino di scioperi, di manifestazioni, di ribellione, per lui conta solo la gioia di tirare a canestro in un momento del giorno in cui non lo ha mai fatto prima. Si rivede insieme ad amiche e amici in un parco inglese, nella sera ancora illuminata dal sole riluttante a scendere oltre gli alti e maestosi alberi vecchi, parlano, scherzano, ridono, vivono piacevolmente la fine di quel giorno di vacanza lontano da casa; non si accorgono di come li circonda un gruppo di violenti giovani locali. Si rivede camminare lungo Madison Avenue con Lucia, Enrico e Riccardo diretti verso Confetti per cenare insieme e trascorrere la sera del venerdì fino a che si fa notte, mangiando le gradevoli omelette con formaggio arancione e poi uno dei vari dolci ...

71°

Balabà siede sulla poltrona e guarda il muro davanti a sé senza vederlo. Vede un bosco nel cuore di agosto, lo percorre lentamente, posando quasi cauto i piedi tra i cespugli di mirtillo, alla ricerca di una testa di porcino o di una distesa di finferli, si augura di avere fortuna e di cucinare una cena il cui profumo riempirà la casa. Vede un sentiero subito ripido tra gli alberi e i cespugli che coprono il colle, una stretta scia diritta di secca terra rossastra, sulla quale cammina lentamente, guardando la polvere posarsi densa sulle scarpe e sui calzoni di velluto e respirando i profumi dell’autunno. Vede l’erba calpestata, rinsecchita al centro della sommità dell’argine che percorre piano nel sole dell’estate, osservando l’acqua bassa scorrere lenta tra le rive, visibile solo a tratti tra la fitta vegetazione le cui foglie un vento tenue fa ondeggiare. Vede qua e là un po’ di terra nera sotto la spessa neve calpestata da altri prima di lui, fitti gli abeti che impediscono al sole ...

70°

Balabà posa le monete e prende il Corriere pensando a quando lo aprirà. L’edicola è una piccola baracca di legno dipinto di verde, incassata in un angolo del palazzo del tribunale. Moglie e marito in camice nero, piccoli e anziani, gli sorridono e lo salutano quando si avvicina, lei entra per prendere il Corriere che poi gli porge ancora sorridendo. Lui ricambia il sorriso e si avvia verso casa nel calore dell’estate. L’edicola è vicina alla scala che scende verso le gallerie della metropolitana. Il vecchio di colore ormai lo riconosce e prende il Wall Street Journal dalla pila addossata come altre alla parete screpolata in cui appare qua e là un po’ delle assi di legno. Gli porge cinque dollari e prende il resto sorridendo. Lo saluta e si avvia verso il treno. L’edicola è un piccolo negozio con un’ampia finestra affacciata sulla strada, nella quale sono posati ordinatamente quotidiani e settimanali. Prende Corriere, 24 Ore e Panorama uscito quel giorno, osservando la copertina che luc...

69°

Balabà si allunga sotto le coperte e si chiede se sognerà e se sognerà l’alba. Sognerebbe il sorgere del sole dalla finestra della sua camera, nel primo giorno di vacanza natalizia, contento e insieme confuso dal farsi di ore diverse da quelle delle settimane precedenti, in cui doveva prepararsi in fretta per la scuola, dove vivere momenti anche belli. Sognerebbe il sorgere del sole fuori dalla tenda, dove siede sull’erba, non riuscendo più a dormire nel caldo dell’estate greca. Lo vedrebbe salire nel cielo azzurro, di una limpidezza quasi accecante, e riflettersi via via meno rosso sulla distesa del mare calmo. Sognerebbe il sorgere del sole lasciandosi alle spalle le luci dell’albergo e camminando nel buio ancora adagiato sulla metropoli equatoriale; in pochi minuti avrebbe sparso i suoi raggi, disperso l’oscurità e illuminato un vecchio edificio coloniale, il passato. Sognerebbe il sorgere del sole nel gelo del mattino invernale, accompagnando il piccolo Doc alle prime pipì del gior...

68°

Balabà ricorda gite scolastiche, momenti lontani nella memoria. Ricorda il treno che da Tirano saliva al Bernina, percorreva curve e ponti su valli rocciose, ancora il candore della neve alta nella primavera sembrava schiudersi davanti ai vagoni rossi dai quali come tutti guardava a occhi spalancati lo splendore delle montagne. Ricorda il lago di Como, camminava sulla riva davanti alle vecchie case di un piccolo paese manzoniano, osservando l’acqua distesa sotto il sole tiepido di Aprile a mezzogiorno, sulla quale ondeggiavano due barche di legno con sottili archi che univano i due bordi. Ricorda il Gran Sasso ergersi maestoso, quasi prepotente, sopra la distesa verde di prati sotto un cielo grigio di nubi da cui cadeva una pioggia tenue e rada, qua e là ancora chiazze di neve che avrebbe visto volentieri riflettere la luce del sole. Ricorda la spiaggia di Malaga nella notte limpida, con un bottiglia di birra tra le dita, davanti a un falò che attenuava un po’ il riflettersi della luna...

67°

Balabà ferma la riproduzione del film e il tempo residuo è 7.07, numero che gli fa ricordare i Boeing. Il 707 si lascia alle spalle Parigi, lo porta verso Los Angeles, verso l’America che ha tante volte immaginato di vedere, lunghe ore di volo, una notte breve nella cabina piena di fumo e di fiati. Infine l’alba, il rossore del cielo sulla città distesa oltre il finestrino, il sogno infine realtà nella città dove si celebra la fantasia. Il 727 si ferma prima di avviarsi al decollo per un problema a un motore; nessuna paura per questo, molta rabbia per i minuti che lo allontanano dall’atterraggio a San Francisco, che infine lo accoglie in una densa nebbia, oltre la quale intravvede appena, comunque emozionato, il Golden Gate, i grattacieli, la baia immensa. Il 747 supera le montagne e scende deciso verso Kai Tak tra gli edifici anche miseri, formicai che lo deludono, non sono ciò che si era immaginato di vedere arrivando a Hong Kong, ansioso di conoscere quella città di cui aveva letto ...

66°

Balabà sogna la campagna a occhi aperti e pensa alla dolcezza e alla forza della terra. Si schiude spinta dai germogli di granoturco che si aprono la strada nella sottile crosta di un marrone pallido e si offrono al sole, ancora chiusi su sé stessi, di un verde chiaro e luminoso, luccicano   rare nel sole gocce di rugiada. Si apre quasi gemendo alle lame dell’aratro che la penetrano in profondità, sollevano e rivoltano lunghe fette rosse, scure e compatte, lucide, che piano cadono sopra le altre e si mutano in zolle grandi e nodose, ignare di come si disferanno nel gelo. Si inaridisce nel calore torrido dell’estate, si apre in fessure che s’inseguono e s’incontrano disegnandosi come rami di innumerevoli alberi secchi, una foresta ai piedi delle piante di mais e di soia, attorno alle barbabietole e sotto ciò che resta del grano trebbiato. Si offre a una pioggia intensa, avida di ogni goccia, lasciandosi percorrere prima in superficie, mutando colore poco a poco, e poi in profondità,...

65°

Balabà spegne la sveglia e torna a distendersi, guarda il soffitto nel buio e cerca nei ricordi la voglia di alzarsi. Ricorda un giorno di vacanza, finalmente lontano da scuola, un po’ gli mancano i compagni, il loro scherzare nelle pause tra le lezioni, ma fra poco lo porteranno al circolo, dove giocherà a tennis, andrà a remare sul fiume, si tufferà nella piscina e non penserà ai compiti. Ricorda un giorno di esame, esce dal pensionato per fare colazione e comprare il giornale, leggere in fretta i titoli sulle elezioni, tornare in camera per fare la doccia e indossare il completo di lino marrone, quello per gli esami in estate, vuole 30. Lo avrà con lode. Ricorda il primo mattino in cui ha dormito con Doc, il pavimento coperto di fogli di giornale per raccogliere la sua urina di cucciolo, si guardano curiosi, lo accarezza e lo guida verso la porta per farlo uscire in giardino, raccoglie la carta e la mette nella spazzatura felice. Ricorda un’alba di settembre, il sole che si alza sul...

64°

Balabà percorre la memoria, cerca ricordi sorridenti. Si rivede agli esami della quinta elementare, risponde alle domande quasi senza rendersene conto, la mente è in parte altrove, oltre i volti dei maestri che lo interrogano e le pareti dell’aula percorsa dal sole ormai estivo, pochi minuti e ridendo uscirà di corsa dalla scuola gridando che non vi sarebbe entrato più. Si rivede salire finalmente sull’aereo dopo le discussioni di suo padre con gli addetti che non volevano dargli posto a bordo, separandolo dalla sua famiglia per chissà quale errore dell’agenzia o dell’Alisarda. Sale infine la scaletta e ricambia felice il sorriso della hostess che gli mostra la poltroncina sulla quale vivrà la gioia del primo volo. Si rivede seduto al tavolo di una cena natalizia ormai quasi conclusa, davanti a lui i biglietti della lotteria disposti uno accanto all’altro al posto dei piatti ormai scomparsi, sorseggia un po’ di vino sentendo i numeri che uno dopo l’altro una ragazza estrae dal canestro...

63°

Balabà pensa a quanti silenzi diversi si possono ascoltare, tutti preziosi. Ascolta il silenzio fumando una sigaretta appoggiato al muro sul retro del centro commerciale, guardando i campi stesi sotto la neve che cade fitta e lenta, a tratti resa un turbinio da una raffica di gelido vento che lo avvolge, sorride al taciturno inverno canadese. Ascolta il silenzio fumando un sigaro sul terrazzo dell’albergo nel cuore di una notte d’estate, osserva il Latemar illuminato dalla luna nel cielo limpido, in certi istanti sfavillante come le stelle sparse nel blu denso, il sorriso svanisce sentendo le risa salire dal bar. Ascolta il silenzio fumando un sigaretta mentre cammina in un tratto di spiaggia deserta del Lido, lontano dalle sdraio e dai capanni dell’Excelsior e dalle persone che si offrono al sole o gli si nascondono, parlando tra loro o leggendo il giornale mosso dalla brezza. Ascolta il silenzio fumando un sigaro sotto i due pioppi nel mezzo della campagna, nel buio tenue della notte...

62°

Balabà ha la mente affollata da ricordi e non può che sorridere al dolore. Nella memoria il primo viaggio nell’inverno verso Catinaccio e Latemar, la 600 saliva lenta la stretta strada nel buio imbiancato dalla nevicata, le rosse rocce verticali delle gole strette appena illuminate dai fari, si parlava poco, tutti presi da ciò che vedevano. Nella memoria il giorno degli orali di Maturità, nel chiostro caldo e luminoso di Luglio camminava calmo, persuaso che ormai si avvicinava l’ora in cui dimostrare che i cinque anni avevano sparso in lui qualche seme, desiderava riuscire, che il passato schiudesse un futuro. Nella memoria i primi passi sulla capezzagna della terra tornata di famiglia, osservando le piccole piante di granturco, germogli d’un verde intenso, nel quali gli pareva di scorgere la vita scorrere decisa, pensò che di lì a qualche mese le avrebbe viste alte, pronte al raccolto. Nella memoria il primo giorno in cui entrò nell’aula come docente, appena intimidito dalla ventina d...