71°
Balabà siede sulla poltrona e guarda il muro davanti a sé senza vederlo.
Vede un bosco nel cuore di agosto, lo percorre lentamente, posando quasi cauto i piedi tra i cespugli di mirtillo, alla ricerca di una testa di porcino o di una distesa di finferli, si augura di avere fortuna e di cucinare una cena il cui profumo riempirà la casa.
Vede un sentiero subito ripido tra gli alberi e i cespugli che coprono il colle, una stretta scia diritta di secca terra rossastra, sulla quale cammina lentamente, guardando la polvere posarsi densa sulle scarpe e sui calzoni di velluto e respirando i profumi dell’autunno.
Vede l’erba calpestata, rinsecchita al centro della sommità dell’argine che percorre piano nel sole dell’estate, osservando l’acqua bassa scorrere lenta tra le rive, visibile solo a tratti tra la fitta vegetazione le cui foglie un vento tenue fa ondeggiare.
Vede qua e là un po’ di terra nera sotto la spessa neve calpestata da altri prima di lui, fitti gli abeti che impediscono al sole di illuminare il sentiero che sale a tratti ripido ora più dolce, camminare lo scalda e gli fa scordare il gelo che lo avvolgerebbe se si fermasse.
Balabà siede sulla poltrona e guarda il muro davanti a sé senza vederlo. Vorrebbe le forze per uscire e camminare ancora una volta nella natura così come ha fatto così spesso nel passato, incontrando emozione che si diffondeva dolcemente in lui.
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