66°
Balabà sogna la campagna a occhi aperti e pensa alla dolcezza e alla forza della terra.
Si schiude spinta dai germogli di granoturco che si aprono la strada nella sottile crosta di un marrone pallido e si offrono al sole, ancora chiusi su sé stessi, di un verde chiaro e luminoso, luccicano rare nel sole gocce di rugiada.
Si apre quasi gemendo alle lame dell’aratro che la penetrano in profondità, sollevano e rivoltano lunghe fette rosse, scure e compatte, lucide, che piano cadono sopra le altre e si mutano in zolle grandi e nodose, ignare di come si disferanno nel gelo.
Si inaridisce nel calore torrido dell’estate, si apre in fessure che s’inseguono e s’incontrano disegnandosi come rami di innumerevoli alberi secchi, una foresta ai piedi delle piante di mais e di soia, attorno alle barbabietole e sotto ciò che resta del grano trebbiato.
Si offre a una pioggia intensa, avida di ogni goccia, lasciandosi percorrere prima in superficie, mutando colore poco a poco, e poi in profondità, sciogliendosi e facendosi molle, spargendo sotto il cielo scuro il suo profumo umido e intenso.
Balabà sogna la campagna a occhi aperti e pensa alla dolcezza e alla forza della terra. In ogni stagione camminerebbe guardandola, rasserenato dalla sua bellezza.
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