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Balabà può solo guardare il suo passato, rivivere momenti vissuti e ancora vivi in lui.
Si rivede percorrere la riviera in bicicletta poco più che bambino, vivere un giorno in cui non dovrà entrare a scuola, diretto all’Antonianum in cui trascorrerà un mattino di scioperi, di manifestazioni, di ribellione, per lui conta solo la gioia di tirare a canestro in un momento del giorno in cui non lo ha mai fatto prima.
Si rivede insieme ad amiche e amici in un parco inglese, nella sera ancora illuminata dal sole riluttante a scendere oltre gli alti e maestosi alberi vecchi, parlano, scherzano, ridono, vivono piacevolmente la fine di quel giorno di vacanza lontano da casa; non si accorgono di come li circonda un gruppo di violenti giovani locali.
Si rivede camminare lungo Madison Avenue con Lucia, Enrico e Riccardo diretti verso Confetti per cenare insieme e trascorrere la sera del venerdì fino a che si fa notte, mangiando le gradevoli omelette con formaggio arancione e poi uno dei vari dolci che accolgono il giallo intenso della crema o lo scuro cioccolato amaro.
Si rivede passeggiare in un’alba d’estate accanto al frumento che sarà di lì a poco raccolto, parla a Doc che si avvicina e si allontana da lui correndo avanti e indietro sulla capezzagna, gioioso come se fosse ancora un cucciolo e anche lui pregustasse il momento in cui le lame della trebbia avrebbero tagliato le piante di grano dorato.
Balabà può solo guardare il suo passato, rivivere momenti vissuti e ancora vivi in lui, lo rasserena tornare a tanti ieri e distogliere lo sguardo da un domani cui non vuole sottrarsi, sa di doverlo affrontare.

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