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77°

Balabà osserva nel buio i fiori sbocciati nei vasi del terrazzo dei vicini. Germogliano ricordi. Camminava tra le vigne dopo aver comprato vino nella cantina che amava, i lunghi rami contorti gli sfioravano le braccia e nelle narici entrava denso il profumo dei fiori bianchi ancora piccoli che gli piaceva immaginare crescere fino a diventare grappoli. Camminava sul ciglio di un fosso insieme a Doc, lo sguardo perso sul campo di colza, sulla distesa gialla dei fiori, una coltre densa sulla sommità delle fitte piante verdi che ondeggiavano nel vento, così che negli occhi gli appariva un vivo mare sbocciato. Camminava in un prato di montagna, l’erba molto alta carica di rugiada gli bagnava i calzoni e avvertiva l’umidità su gran parte delle gambe, la gomma degli stivali luccicava e si copriva di petali di innumerevoli colori che a malincuore staccava a ogni passo dagli steli. Camminava ai bordi di una spiaggia, attraversando i fitti cespugli alti di rosmarino, il loro verde intenso era pu...

76°

Balabà si alza a stento e malvolentieri dal letto, ormai vive a malincuore il mattino. A fatica alza la persiana immaginando di vedere   oltre la finestra qualcosa di diverso dal cortile, come accaduto in passato. In punta dei piedi e con le dita strette attorno al davanzale della finestra osserva le cime degli alberi del giardino di fronte a casa, gli cammina accanto per pochi metri andando a scuola e lo guarda come quando gioca nella strada chiusa sotto casa, sognando di entrarvi. Tolta la tenda scura dalla finestra guarda le betulle oltre il vetro, strette l’una accanto all’altra sul ripido della montagna, nel chiarore del giorno le cortecce luccicano di rugiada, come le foglie d’un verde brillante, e i rami sottili ondeggiano nel vento. Aperta la serranda, toglie il dito dall’interruttore e si mette seduto sul letto a osservare, oltre la scrivania ingombra di libri e di carte, la distesa della campagna davanti a lui, la terra di un marrone chiaro percorso dalle lunghe file di m...

75°

Balabà guarda la punta del sigaro, la brace rossa sotto un lieve strato di cenere e ricorda altri momenti in cui ha fumato. Soffia fuori il fumo lentamente, un velo che scivola per pochi istanti sul mare di Chia ancora illuminato dal sole di giugno che rosseggia alla destra del portico dove siede con amici, conversando del passato comune, rivivendo giorni anche lontani in modo che sparge in lui piacevole serenità. Soffia fuori il fumo lentamente, un leggero vento lo dissolve subito, lasciandogli godere la vista dell’acqua del lago di Lugano, scura nella notte d’inverno, dal cui gelo si protegge con una coperta distesa sul suo corpo adagiato su una sdraio nel terrazzo del Grand Hotel; accanto a lui, posato su un tavolino, un bicchiere di Armagnac. Soffia fuori il fumo lentamente ascoltando i cugini che conversano allegramente sotto il portico della sua casa di campagna che li protegge dal caldo sole del mezzogiorno di maggio avanzato. Svanito l’odore del sigaro nelle narici si diffondon...

74°

Balabà lento lascia la poltrona e si avvicina alla finestra per guardare la notte. Una notte limpida di giugno, il buio è attraversato solo dalla tenue luce delle stelle, laggiù il blu scuro del cielo sembra quasi fondersi con quello appena più chiaro del mare, quasi non si vede il chiarore delle onde che si adagiano sulla spiaggia grigia scura nell’oscurità. Una notte nuvolosa di gennaio in cui si spegne il candore delle cime coperte di neve, nella luce assente le nubi si disegnano appena nel cielo, i loro contorni si confondono, si inseguono spinte dal vento intenso, a tratti si schiudono e appare per un attimo un lembo di luna. Una notte umida d’autunno, lo sguardo si smarrisce nella nebbia che sale dalla terra arata e si addensa piano piano, nascondendo la distesa dei campi ormai vuoti, gli alberi spogli che sorgono qua e là, dove sono stati piantati per rompere il panorama piatto. Una notte di un maggio ancora fresco, l’oscurità quasi totale impedisce di vedere le gemme e i fiori ...

73°

Balabà, alla ricerca di un po’ di benessere, solleva lentamente e distende le gambe, appoggiando i piedi sul cuscino posato sul tavolo di cristallo. Ricorda un freddo giorno di sole in cui raggiunge la malga deserta nel finire di gennaio, a metà dell’anello di fondo percorso a ritmo deciso. Siede sulla panca addossata alla parete esposta a mezzogiorno, toglie gli sci e lentamente si distende posando le scarpe sul legno consumato. Ricorda un mezzogiorno di giugno in cui esce dal mare avvertendo subito il calore asciugare la pelle sulla quale rimaneva il sale pungente. Svelto percorre la sabbia torrida fino al suo lettino, vicino a quelli su cui giacciono gli amici. Vi si adagia svelto osservando i piedi dai quali cade sabbia sul materassino a righe nere e gialle. Ricorda un mattino di settembre in cui avverte ancora in bocca il sapore del caffè bevuto guardando i campi di granoturco in cui di lì a poco entrerà la trebbia per raccogliere. Siede su una sedia sotto il portico e posa i pied...

72°

Balabà può solo guardare il suo passato, rivivere momenti vissuti e ancora vivi in lui. Si rivede percorrere la riviera in bicicletta poco più che bambino, vivere un giorno in cui non dovrà entrare a scuola, diretto all’Antonianum in cui trascorrerà un mattino di scioperi, di manifestazioni, di ribellione, per lui conta solo la gioia di tirare a canestro in un momento del giorno in cui non lo ha mai fatto prima. Si rivede insieme ad amiche e amici in un parco inglese, nella sera ancora illuminata dal sole riluttante a scendere oltre gli alti e maestosi alberi vecchi, parlano, scherzano, ridono, vivono piacevolmente la fine di quel giorno di vacanza lontano da casa; non si accorgono di come li circonda un gruppo di violenti giovani locali. Si rivede camminare lungo Madison Avenue con Lucia, Enrico e Riccardo diretti verso Confetti per cenare insieme e trascorrere la sera del venerdì fino a che si fa notte, mangiando le gradevoli omelette con formaggio arancione e poi uno dei vari dolci ...

71°

Balabà siede sulla poltrona e guarda il muro davanti a sé senza vederlo. Vede un bosco nel cuore di agosto, lo percorre lentamente, posando quasi cauto i piedi tra i cespugli di mirtillo, alla ricerca di una testa di porcino o di una distesa di finferli, si augura di avere fortuna e di cucinare una cena il cui profumo riempirà la casa. Vede un sentiero subito ripido tra gli alberi e i cespugli che coprono il colle, una stretta scia diritta di secca terra rossastra, sulla quale cammina lentamente, guardando la polvere posarsi densa sulle scarpe e sui calzoni di velluto e respirando i profumi dell’autunno. Vede l’erba calpestata, rinsecchita al centro della sommità dell’argine che percorre piano nel sole dell’estate, osservando l’acqua bassa scorrere lenta tra le rive, visibile solo a tratti tra la fitta vegetazione le cui foglie un vento tenue fa ondeggiare. Vede qua e là un po’ di terra nera sotto la spessa neve calpestata da altri prima di lui, fitti gli abeti che impediscono al sole ...