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Balabà accende la luce e si alza dal letto, volge lo sguardo sulle pareti e si sente grande nella stanza. Guarda le rocce grigie del fiordo dalla prua della nave. Milford Sound. Vederlo appaga un sogno. Aveva immaginato quelle ripide pareti sulle quali qua e là si ergono piante di un verde intenso e dalle quali sgorgano cascate al cui suono si abbandona sentendosi piccolo. Guarda i vigneti a pochi passi dalla fattoria che ha alle sue spalle. Un lieve vento attenua il calore del primo pomeriggio di Giugno, lo sparge il sole nel cielo di un azzurro limpido e intenso. Annusa l’aria, distingue i profumi e guarda le colline ripide sentendosi piccolo. Guarda la parete di roccia nel farsi del tramonto, gli piacerebbe specchiarsi nella dolomite, vedere il proprio volto tra gli infiniti colori che la dipingono. Fermo aspetta che il respiro torni normale dopo la salita. Fissa sereno la Roda di Vael sentendosi piccolo. Guarda l’oceano che si distende pacifico nel calore del mattino di Agosto. Le ...

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Balabà guarda le stelle racchiuse tra i tetti e il telaio della finestra, gli paiono prigioniere. Ricorda le stelle libere, brillano adagiate sopra le vette del Latemar e le cime degli alberi che lo circondano nel cielo limpido e scuro, sgombro di nubi, cammina piano davanti a Villa Pio X, ascoltando il silenzio nel piacere della solitudine. Ricorda le stelle libere, brillano fitte sulla distesa del mare calmo, le bianche minuscole creste delle onde si disegnano sulla superficie di un blu cupo, percorre lentamente la spiaggia del Lido fermandosi di continuo a guardare tutto quel luccichio. Ricorda le stelle libere, brillano in una notte tornata limpida dopo il temporale, innumerevoli luccichii si stendono sulle foglie bagnate di granturco e barbabietole, sulla distesa dell’umida paglia dorata, un piccolo spicchio di luna non attenua il loro sfavillare. Ricorda le stelle libere, brillano sopra il lago di Queenstown, lungo il quale cammina assaporando il piacere di vivere la notte in un ...

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Balabà sarebbe felice di poter viaggiare di nuovo. Andrebbe in Giappone, ripercorrerebbe le strette strade di Kyoto, guarderebbe le biciclette appoggiate alle piccole case di legno immaginando cosa vedrebbe se si accostasse a una finestra per sbirciare dentro, scoprire che vite scorrono tra quelle esili pareti. Andrebbe a conoscere Vancouver, a posare lo sguardo su palazzi e strade sconosciuti, grattacieli e vie di case accoglienti circondate da giardini curati, camminerebbe su marciapiedi qua e là coperti da un velo di neve, si lascerebbe accarezzare dal vento gelido. Andrebbe a Berlino a scoprire i segreti di una città mutata grazie allo svanire del muro assurdo che l’aveva divisa, avrebbe visitato luoghi mutati dalla volontà di riportarla allo splendore intenso di un tempo, facendo convivere nel modo migliore passato e presente. Andrebbe a Queenstown, camminerebbe lungo il lago al mattino molto presto, guardando l’acqua tingersi di rosso nel sole dell’alba, percorrerebbe poi i salis...

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Balabà ricorda l’avvicinarsi delle estati e come le ha vissute. Volare solo verso Londra, chiacchierare in inglese stentato con il signore seduto accanto a lui rivelando il desiderio di conoscere l’Inghilterra, la metropoli e gli inglesi, sentiva che avrebbe vissuto giorni di intensa emozione e che sarebbe tornato migliore. Posare lento un passo dopo l’altro sul ghiaione che saliva verso la Roda di Vael, guardare di tanto in tanto la gola tra quella vetta e quella accanto e poi alzare lo sguardo per osservare il sole che illuminava un giorno tante volte immaginato e finalmente vissuto. Camminare sul marciapiede di Hollywood Boulevard fermandosi a guardare le stelle che risplendevano nel sole di mezzogiorno, riportando alla mente film visti con piacere, ammirando la bellezza di tante attrici il cui nome era impresso lì per sempre. Uscire dal mare di Sardegna sentendo il vento lieve asciugargli la pelle così che il sale prudeva, posare i piedi sulla sabbia rossa e torrida nel sole intens...

77°

Balabà osserva nel buio i fiori sbocciati nei vasi del terrazzo dei vicini. Germogliano ricordi. Camminava tra le vigne dopo aver comprato vino nella cantina che amava, i lunghi rami contorti gli sfioravano le braccia e nelle narici entrava denso il profumo dei fiori bianchi ancora piccoli che gli piaceva immaginare crescere fino a diventare grappoli. Camminava sul ciglio di un fosso insieme a Doc, lo sguardo perso sul campo di colza, sulla distesa gialla dei fiori, una coltre densa sulla sommità delle fitte piante verdi che ondeggiavano nel vento, così che negli occhi gli appariva un vivo mare sbocciato. Camminava in un prato di montagna, l’erba molto alta carica di rugiada gli bagnava i calzoni e avvertiva l’umidità su gran parte delle gambe, la gomma degli stivali luccicava e si copriva di petali di innumerevoli colori che a malincuore staccava a ogni passo dagli steli. Camminava ai bordi di una spiaggia, attraversando i fitti cespugli alti di rosmarino, il loro verde intenso era pu...

76°

Balabà si alza a stento e malvolentieri dal letto, ormai vive a malincuore il mattino. A fatica alza la persiana immaginando di vedere   oltre la finestra qualcosa di diverso dal cortile, come accaduto in passato. In punta dei piedi e con le dita strette attorno al davanzale della finestra osserva le cime degli alberi del giardino di fronte a casa, gli cammina accanto per pochi metri andando a scuola e lo guarda come quando gioca nella strada chiusa sotto casa, sognando di entrarvi. Tolta la tenda scura dalla finestra guarda le betulle oltre il vetro, strette l’una accanto all’altra sul ripido della montagna, nel chiarore del giorno le cortecce luccicano di rugiada, come le foglie d’un verde brillante, e i rami sottili ondeggiano nel vento. Aperta la serranda, toglie il dito dall’interruttore e si mette seduto sul letto a osservare, oltre la scrivania ingombra di libri e di carte, la distesa della campagna davanti a lui, la terra di un marrone chiaro percorso dalle lunghe file di m...

75°

Balabà guarda la punta del sigaro, la brace rossa sotto un lieve strato di cenere e ricorda altri momenti in cui ha fumato. Soffia fuori il fumo lentamente, un velo che scivola per pochi istanti sul mare di Chia ancora illuminato dal sole di giugno che rosseggia alla destra del portico dove siede con amici, conversando del passato comune, rivivendo giorni anche lontani in modo che sparge in lui piacevole serenità. Soffia fuori il fumo lentamente, un leggero vento lo dissolve subito, lasciandogli godere la vista dell’acqua del lago di Lugano, scura nella notte d’inverno, dal cui gelo si protegge con una coperta distesa sul suo corpo adagiato su una sdraio nel terrazzo del Grand Hotel; accanto a lui, posato su un tavolino, un bicchiere di Armagnac. Soffia fuori il fumo lentamente ascoltando i cugini che conversano allegramente sotto il portico della sua casa di campagna che li protegge dal caldo sole del mezzogiorno di maggio avanzato. Svanito l’odore del sigaro nelle narici si diffondon...