65°
Balabà spegne la sveglia e torna a distendersi, guarda il soffitto nel buio e cerca nei ricordi la voglia di alzarsi.
Ricorda un giorno di vacanza, finalmente lontano da scuola, un po’ gli mancano i compagni, il loro scherzare nelle pause tra le lezioni, ma fra poco lo porteranno al circolo, dove giocherà a tennis, andrà a remare sul fiume, si tufferà nella piscina e non penserà ai compiti.
Ricorda un giorno di esame, esce dal pensionato per fare colazione e comprare il giornale, leggere in fretta i titoli sulle elezioni, tornare in camera per fare la doccia e indossare il completo di lino marrone, quello per gli esami in estate, vuole 30. Lo avrà con lode.
Ricorda il primo mattino in cui ha dormito con Doc, il pavimento coperto di fogli di giornale per raccogliere la sua urina di cucciolo, si guardano curiosi, lo accarezza e lo guida verso la porta per farlo uscire in giardino, raccoglie la carta e la mette nella spazzatura felice.
Ricorda un’alba di settembre, il sole che si alza sulla distesa del granoturco che sta per essere trebbiato, ormai di un colore quasi bruno, le foglie accartocciate, le pannocchie piegate sul fusto, immagina il suono prodotto dalla granella che cade nel rimorchio. Il raccolto.
Balabà spegne la sveglia e torna a distendersi, guarda il soffitto nel buio e cerca nei ricordi la voglia di alzarsi. Non torna più dentro di lui, si è spento ormai il desiderio di andare alla vita.
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