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Balabà ferma la riproduzione del film e il tempo residuo è 7.07, numero che gli fa ricordare i Boeing.
Il 707 si lascia alle spalle Parigi, lo porta verso Los Angeles, verso l’America che ha tante volte immaginato di vedere, lunghe ore di volo, una notte breve nella cabina piena di fumo e di fiati. Infine l’alba, il rossore del cielo sulla città distesa oltre il finestrino, il sogno infine realtà nella città dove si celebra la fantasia.
Il 727 si ferma prima di avviarsi al decollo per un problema a un motore; nessuna paura per questo, molta rabbia per i minuti che lo allontanano dall’atterraggio a San Francisco, che infine lo accoglie in una densa nebbia, oltre la quale intravvede appena, comunque emozionato, il Golden Gate, i grattacieli, la baia immensa.
Il 747 supera le montagne e scende deciso verso Kai Tak tra gli edifici anche miseri, formicai che lo deludono, non sono ciò che si era immaginato di vedere arrivando a Hong Kong, ansioso di conoscere quella città di cui aveva letto nei libri e visto foto nelle riviste come Life, un incanto tra Oriente e Occidente.
Il 737 lo porta via da Christchurch, lo separa, teme per sempre, dall’Isola Sud, dall’incanto di Queenstown e dei suoi giocatori di cricket vestiti di bianco sul campo di un verde smagliante, dallo splendore del grande lago di Te Anau luccicante nel sole del mattino, dall’imponenza delle rocce che racchiudono il fiordo di Milford.
Balabà ferma la riproduzione del film e il tempo residuo è 7.07, numero che gli fa ricordare i Boeing. E può solo desiderare inutilmente di salire di nuovo a bordo di uno, di farsi riportare in un luogo in cui ha vissuto felice.
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