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47°

Balabà guarda le nuvole disegnarsi nel cielo sopra i tetti di città e può solo lasciar andare la memoria. Le ricorda accavallarsi nel blu sopra le Olgas e il deserto rosso, farsi un grosso uccello che scivola veloce sopra piccoli igloo accostati l’uno all’altro nel cielo, così irreali nel torrido calore estivo nel cuore dell’Australia. Le ricorda correre come due cani nell’inverno che sovrasta la terra nuda della campagna, uno più grigio e più veloce dell’altro, quasi volesse lasciarlo dietro di sé, restare solo nel cielo, dominare nell’aria gelida e limpida del mattino. Le ricorda lente mongolfiere passare sopra le guglie del Latemar, qua e là ancora chiazzate di neve arrossata dal tramonto primaverile, e offrire ai loro passeggeri la vista dei prati in cui inizia ad apparire qualche tocco di verde. Le ricorda avvicinarsi come il volto di un bambino curioso alla guglia e ai tre tetti di un tempio di Kyoto, silenzioso nel suo giardino di rocce e di cipressi, nell’azzurro intenso del ci...

46°

Balabà ha visto le lucciole solo una volta quasi quarant’anni fa e quando ci pensa avverte quasi un vuoto. Vorrebbe rivederle illuminare i boccioli di un rosaio, brillare sui petali rossi coperti di gocce di pioggia, sulle foglie grandi e piccole sui lunghi rami ossuti, sulle spine arcuate e ramate. Vorrebbe rivederle volare basse sull’argine, riflettersi sull’asfalto lucido della strada, insinuarsi tra l’erba folta, accendendone i verdi diversi e facendoli scintillare più della luce della luna. Vorrebbe rivederle attraversare irrequiete e far risplendere i rami carichi di foglie delle viti, regalare l’illusione del giorno ai piccoli acini che stanno creando grappoli. Vorrebbe rivederle, ormai prossime alla fine nel freddo autunno di montagna, accarezzare il rossore degli aghi di larice, risvegliandolo nella notte, fare dell’albero una fiamma nel bosco. Balabà ha visto le lucciole solo una volta quasi quarant’anni fa e quando ci pensa avverte quasi un vuoto, ma la fantasia lo riempie, ...

45°

Balabà guarda gli scaffali che accolgono i suoi CD, sa dove porre la mano per ascoltare note che lo portino lontano dal dolore. Rabih Abou-Khalil lo farà camminare sotto le volte di un palazzo, infine all’ombra dopo aver percorso la sabbia del deserto, assaporato l’aria asciutta nel vento, sentito il proprio corpo fremere immaginando com’era mille anni prima uno dei cuori della civiltà. Abdullah Ibrahim gli farà salire le ripide cime alle spalle di Cape Town, ascoltando le voci degli animali, il sussurro delle foglie nella brezza, il suono dei suoi passi sulle note del piano fino a quando si fermerà in vetta a osservare le onde là dove si confondono gli oceani. Anoushka Shankar gli farà ascoltare la voce della luna alta sul fiume che scorre lento tra palazzi senza tempo, le rive ancora affollate di uomini e donne che si immergono sereni nell’acqua torbida e scura di una notte di cui non vedrà il finire. Ustad Fateh Ali Khan e Jan Garbarek indicheranno un sentiero stretto che procede ve...

44°

Balabà coglie lo svanire del suo sguardo, capisce che gli occhi tra non molto lo lasceranno all’oscurità e si chiede cosa vedrà. Oltre il buio vedrà la sabbia rossa gonfiarsi spinta dal vento, formare piccole onde vicine l’una all’altra, più colorate sulla sommità, lungo le creste nervose che si avvicinano morbidamente alla piatta distesa del mare immobile. Oltre il buio vedrà la pioggia salire da terra verso il cielo, gocce gonfie e scure, che portano la terra bruna verso l’azzurro e le nubi bianche, indifferenti al sole che le cosparge di luce e le riscalda e le asciuga pian piano mentre si dissolvono nell’aria. Oltre il buio vedrà un fiume risalire verso le montagne ancora bianche di neve, scorrere lento tra gli alti argini verdi dell’erba di primavera, trascinare con sé la sabbia delle rive, diventare via via più scuro man mano che si fa sottile fra i sassi fino a svanire. Oltre il buio vedrà il sole salire nero e cupo, spargere l’oscurità sul cielo ancora pallido dopo la notte, di...

43°

Balabà ritrova nella memoria la magia di ognuna di loro. Lei passava piano le dita tra i capelli biondi, lo sguardo fisso sul professore che percorreva lentamente l’aula, quasi sussurrando i versi di Virgilio che poi spiegava con la sua voce piena. Lui, guardandola, li sentiva più belli, arricchiti dai suoi occhi e dal suo sorriso. Lei, seduta sul divano nell’aria calda che entrava dalle finestre aperte, si muoveva dolcemente al ritmo delle chitarre suonate dai tre padri di amici. Lui osservava il morbido ondeggiare dei seni sotto la camicetta azzurra come il cielo di giugno in cui il sole si spegneva. Lei gli camminava accanto nella sera fresca di settembre, poco si dicevano nel silenzio della strada quasi deserta e già un po’ buia, tenendosi per mano, di tanto in tanto accentuando la stretta quando più le parole lo volevano e non trovavano il coraggio di baciarsi. Lei dormiva sempre più di lui, che nel buio attendeva anche a lungo il suo risveglio, deciso a non turbarne il riposo, a ...

42° - 04.03.2023

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Balabà osserva una scia bianca nel cielo e vorrebbe salire su un aereo ancora una volta. Ricorda il primo, sul quale non volevano farlo imbarcare perché non risultava prenotato. Appena più che bambino guardava smarrito suo padre discutere con il personale sul torrido piazzale di Linate nel mezzogiorno di agosto; non poteva capire come potessero privarlo della gioia di volare, di salire nel cielo sul bianco Fokker 27 come sognava da settimane senza mai pensare alla meta. Ricorda il Caravelle diretto a Londra, il suo secondo volo, accanto gli sedeva un signore inglese che osservava curioso quel ragazzino che viaggiava solo. Si scoprì a parlare con lui, trovando dentro di sé senza troppa fatica le parole per rispondere alle sue domande, per dirgli perché era felice di andare a vivere per quasi un mese in Inghilterra. Ricorda nel DC8 in volo verso Los Angeles l’aria densa di fumo, ormai quasi irrespirabile, ma pervasa anche della gioia di tutti i passeggeri, ragazzi come lui, per la prima ...

41° - 18.02.2023

Balabà a volte ascolta con stupore il battito del suo cuore, che ha lasciato in mille luoghi. Lo ha lasciato nel tramonto davanti a Uluru, il cielo sembrava specchiarsi rosso nel rosso del deserto, nella dolcezza della roccia imponente su cui fissava lo sguardo per osservarne anche il più tenue mutare dei colori, vivi come la pietra maestosa che lo portava indietro nel tempo, a quando il mondo era come un bambino. Lo ha lasciato ai piedi del Catinaccio, tra gli alberi accanto ai quali camminava lento, seguendo il suo maestro nella ricerca dei porcini, scostando col bastone le foglie di mirtillo e le piantine di fragola, ansioso di vedere la luce del giorno risplendere sulla testa di un fungo coperta di rugiada, pronto a sorridere felice potendo coglierne uno. Lo ha lasciato camminando accanto a una marea di paglia nel farsi della sera, nell’aria piena di polvere lasciata dietro di sé dalla trebbia nella quale immaginava deporsi i chicchi di grano separati uno dopo l’altro dalle spighe,...