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44°

Balabà coglie lo svanire del suo sguardo, capisce che gli occhi tra non molto lo lasceranno all’oscurità e si chiede cosa vedrà. Oltre il buio vedrà la sabbia rossa gonfiarsi spinta dal vento, formare piccole onde vicine l’una all’altra, più colorate sulla sommità, lungo le creste nervose che si avvicinano morbidamente alla piatta distesa del mare immobile. Oltre il buio vedrà la pioggia salire da terra verso il cielo, gocce gonfie e scure, che portano la terra bruna verso l’azzurro e le nubi bianche, indifferenti al sole che le cosparge di luce e le riscalda e le asciuga pian piano mentre si dissolvono nell’aria. Oltre il buio vedrà un fiume risalire verso le montagne ancora bianche di neve, scorrere lento tra gli alti argini verdi dell’erba di primavera, trascinare con sé la sabbia delle rive, diventare via via più scuro man mano che si fa sottile fra i sassi fino a svanire. Oltre il buio vedrà il sole salire nero e cupo, spargere l’oscurità sul cielo ancora pallido dopo la notte, di...

43°

Balabà ritrova nella memoria la magia di ognuna di loro. Lei passava piano le dita tra i capelli biondi, lo sguardo fisso sul professore che percorreva lentamente l’aula, quasi sussurrando i versi di Virgilio che poi spiegava con la sua voce piena. Lui, guardandola, li sentiva più belli, arricchiti dai suoi occhi e dal suo sorriso. Lei, seduta sul divano nell’aria calda che entrava dalle finestre aperte, si muoveva dolcemente al ritmo delle chitarre suonate dai tre padri di amici. Lui osservava il morbido ondeggiare dei seni sotto la camicetta azzurra come il cielo di giugno in cui il sole si spegneva. Lei gli camminava accanto nella sera fresca di settembre, poco si dicevano nel silenzio della strada quasi deserta e già un po’ buia, tenendosi per mano, di tanto in tanto accentuando la stretta quando più le parole lo volevano e non trovavano il coraggio di baciarsi. Lei dormiva sempre più di lui, che nel buio attendeva anche a lungo il suo risveglio, deciso a non turbarne il riposo, a ...

42° - 04.03.2023

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Balabà osserva una scia bianca nel cielo e vorrebbe salire su un aereo ancora una volta. Ricorda il primo, sul quale non volevano farlo imbarcare perché non risultava prenotato. Appena più che bambino guardava smarrito suo padre discutere con il personale sul torrido piazzale di Linate nel mezzogiorno di agosto; non poteva capire come potessero privarlo della gioia di volare, di salire nel cielo sul bianco Fokker 27 come sognava da settimane senza mai pensare alla meta. Ricorda il Caravelle diretto a Londra, il suo secondo volo, accanto gli sedeva un signore inglese che osservava curioso quel ragazzino che viaggiava solo. Si scoprì a parlare con lui, trovando dentro di sé senza troppa fatica le parole per rispondere alle sue domande, per dirgli perché era felice di andare a vivere per quasi un mese in Inghilterra. Ricorda nel DC8 in volo verso Los Angeles l’aria densa di fumo, ormai quasi irrespirabile, ma pervasa anche della gioia di tutti i passeggeri, ragazzi come lui, per la prima ...

41° - 18.02.2023

Balabà a volte ascolta con stupore il battito del suo cuore, che ha lasciato in mille luoghi. Lo ha lasciato nel tramonto davanti a Uluru, il cielo sembrava specchiarsi rosso nel rosso del deserto, nella dolcezza della roccia imponente su cui fissava lo sguardo per osservarne anche il più tenue mutare dei colori, vivi come la pietra maestosa che lo portava indietro nel tempo, a quando il mondo era come un bambino. Lo ha lasciato ai piedi del Catinaccio, tra gli alberi accanto ai quali camminava lento, seguendo il suo maestro nella ricerca dei porcini, scostando col bastone le foglie di mirtillo e le piantine di fragola, ansioso di vedere la luce del giorno risplendere sulla testa di un fungo coperta di rugiada, pronto a sorridere felice potendo coglierne uno. Lo ha lasciato camminando accanto a una marea di paglia nel farsi della sera, nell’aria piena di polvere lasciata dietro di sé dalla trebbia nella quale immaginava deporsi i chicchi di grano separati uno dopo l’altro dalle spighe,...

40° - 14.02.2023

Balabà vorrebbe vedere la neve un’ultima volta. L’ha vista guidando nel cuore di una tormenta, su un’autostrada canadese, nel buio della sera guardava attento le altre macchine, le loro luci sfavillanti tra i fiocchi fitti a tratti lo abbagliavano così come i riflessi sull’asfalto. E si chiedeva se davvero voleva vivere lì, se avrebbe amato quegli inverni. L’ha vista nello svanire di una notte di marzo, nella casa di campagna fredda e buia per mancanza di corrente. Vestito in fretta, usciva ad accendere il generatore e sorrideva nel guardare il fumo nero mescolarsi ai fiocchi nella luce dell’alba. Rientrato, accarezzava Doc e sorseggiava un caffè caldo fissando la bianca distesa dei campi. L’ha vista cadere così densa da impedire allo sguardo di andare oltre qualche metro, di scoprire i panorami allora sconosciuti di un luogo destinato a diventare familiare: le vette del Brenta, i boschi folti sulle ripide montagne che serravano la valle stretta, il vecchio campanile aguzzo, il grande ...

39° - 14.12.2022

Balabà solleva un po’ il piede destro per far scivolare più lente davanti a lui le strisce bianche sull’asfalto. Le ha guardate lasciandosi alle spalle un bivio, ormai prossimo alla meta, spostando lo sguardo per osservare la spiaggia e il mare a sinistra, illuminati dal sole nel tardo mattino di giugno. Un invito, il ricordo della serenità provata camminando sulla sabbia rossa là dove le onde appena arrivavano a bagnargli i piedi. Le ha guardate premendo l’acceleratore concentrato nella guida, percorrendo i tornanti veloce, indifferente agli alberi fitti ai lati della strada, al profumo del bosco che entrava dal finestrino, deciso a raggiungere Campiglio, per la prima volta lui al volante, nel tempo più breve, un’altra tappa in quell’estate in cui finiva la sua vita di ragazzo. Le ha guardate fissando l’asfalto nero illuminato dai fari che attraversava diritto la sabbia del deserto. Alle spalle Las Vegas, il clamore delle slot machine e delle voci nei casino, l’aria percorsa dal fumo ...

38° - 06.11.2022

Balabà sfiora una foglia di pioppo che si stacca dal ramo e cade ai suoi piedi in un volteggiare di riflessi argentati. Ricorda l’autunno a Campiglio, percorre lentamente un sentiero ancora presto al mattino, in mezzo al bosco più amato e noto, scoprendo ciò che è diverso dall’estate e dall’inverno e si sofferma a osservare la brina che piano inizia a gocciolare da un rosso ramoscello di larice. Ricorda l’autunno all’Antonianum, i rami quasi spogli, i colori delle poche foglie ancora aggrappate al ricordo dei mesi vissuti, nell’aria, come sempre, le tante voci, anche la sua, il suono dei palloni calciati sull’erba o fatti rimbalzare sull’asfalto. Si giocava, come sempre, incuranti dell’alito che condensava appena fuori dalle labbra. Ricorda l’autunno a Central Park, ancora festoso per Halloween, bambini stretti ai loro costumi e adulti con in bocca l’asprezza della sbronza. Anche nella sua il ricordo dei Manhattan bevuti allo Studio 54. Aggiunge malinconia al pensiero che sta per lasci...