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41° - 18.02.2023

Balabà a volte ascolta con stupore il battito del suo cuore, che ha lasciato in mille luoghi. Lo ha lasciato nel tramonto davanti a Uluru, il cielo sembrava specchiarsi rosso nel rosso del deserto, nella dolcezza della roccia imponente su cui fissava lo sguardo per osservarne anche il più tenue mutare dei colori, vivi come la pietra maestosa che lo portava indietro nel tempo, a quando il mondo era come un bambino. Lo ha lasciato ai piedi del Catinaccio, tra gli alberi accanto ai quali camminava lento, seguendo il suo maestro nella ricerca dei porcini, scostando col bastone le foglie di mirtillo e le piantine di fragola, ansioso di vedere la luce del giorno risplendere sulla testa di un fungo coperta di rugiada, pronto a sorridere felice potendo coglierne uno. Lo ha lasciato camminando accanto a una marea di paglia nel farsi della sera, nell’aria piena di polvere lasciata dietro di sé dalla trebbia nella quale immaginava deporsi i chicchi di grano separati uno dopo l’altro dalle spighe,...

40° - 14.02.2023

Balabà vorrebbe vedere la neve un’ultima volta. L’ha vista guidando nel cuore di una tormenta, su un’autostrada canadese, nel buio della sera guardava attento le altre macchine, le loro luci sfavillanti tra i fiocchi fitti a tratti lo abbagliavano così come i riflessi sull’asfalto. E si chiedeva se davvero voleva vivere lì, se avrebbe amato quegli inverni. L’ha vista nello svanire di una notte di marzo, nella casa di campagna fredda e buia per mancanza di corrente. Vestito in fretta, usciva ad accendere il generatore e sorrideva nel guardare il fumo nero mescolarsi ai fiocchi nella luce dell’alba. Rientrato, accarezzava Doc e sorseggiava un caffè caldo fissando la bianca distesa dei campi. L’ha vista cadere così densa da impedire allo sguardo di andare oltre qualche metro, di scoprire i panorami allora sconosciuti di un luogo destinato a diventare familiare: le vette del Brenta, i boschi folti sulle ripide montagne che serravano la valle stretta, il vecchio campanile aguzzo, il grande ...

39° - 14.12.2022

Balabà solleva un po’ il piede destro per far scivolare più lente davanti a lui le strisce bianche sull’asfalto. Le ha guardate lasciandosi alle spalle un bivio, ormai prossimo alla meta, spostando lo sguardo per osservare la spiaggia e il mare a sinistra, illuminati dal sole nel tardo mattino di giugno. Un invito, il ricordo della serenità provata camminando sulla sabbia rossa là dove le onde appena arrivavano a bagnargli i piedi. Le ha guardate premendo l’acceleratore concentrato nella guida, percorrendo i tornanti veloce, indifferente agli alberi fitti ai lati della strada, al profumo del bosco che entrava dal finestrino, deciso a raggiungere Campiglio, per la prima volta lui al volante, nel tempo più breve, un’altra tappa in quell’estate in cui finiva la sua vita di ragazzo. Le ha guardate fissando l’asfalto nero illuminato dai fari che attraversava diritto la sabbia del deserto. Alle spalle Las Vegas, il clamore delle slot machine e delle voci nei casino, l’aria percorsa dal fumo ...

38° - 06.11.2022

Balabà sfiora una foglia di pioppo che si stacca dal ramo e cade ai suoi piedi in un volteggiare di riflessi argentati. Ricorda l’autunno a Campiglio, percorre lentamente un sentiero ancora presto al mattino, in mezzo al bosco più amato e noto, scoprendo ciò che è diverso dall’estate e dall’inverno e si sofferma a osservare la brina che piano inizia a gocciolare da un rosso ramoscello di larice. Ricorda l’autunno all’Antonianum, i rami quasi spogli, i colori delle poche foglie ancora aggrappate al ricordo dei mesi vissuti, nell’aria, come sempre, le tante voci, anche la sua, il suono dei palloni calciati sull’erba o fatti rimbalzare sull’asfalto. Si giocava, come sempre, incuranti dell’alito che condensava appena fuori dalle labbra. Ricorda l’autunno a Central Park, ancora festoso per Halloween, bambini stretti ai loro costumi e adulti con in bocca l’asprezza della sbronza. Anche nella sua il ricordo dei Manhattan bevuti allo Studio 54. Aggiunge malinconia al pensiero che sta per lasci...

37° - 27.09.2022

Balabà pensa che Doc oggi compierebbe vent’anni. Ricorda il giorno in cui lo vide per la prima volta, cucciolo di nemmeno due settimane si lasciò prendere nella mano più grande di lui, sulla quale sparse una bella sensazione di umido calore dal pelo corto e morbido. Ricorda il giorno in cui lo accolse in casa, in coincidenza casuale con un pranzo insieme a pochi amici che come lui giocavano volentieri con quel cagnolino ancora incerto sulle zampe e intimidito, ma felice delle carezze cui rispondeva con brevi tocchi della lingua. Ricorda il giorno in cui fecero la prima passeggiata in montagna, nella neve fresca caduta nella notte e luccicante nella mattina di sole, lui correva sul sentiero e poi si tuffava nella candida coltre immacolata, immergendosi fin quasi a svanire mentre la leccava allegro. Ricorda i giorni vissuti insieme, camminando la campagna o i marciapiedi di città, seduto lui sulla poltrona e Doc accovacciato accanto, addormentato per un po’, poi pronto ad alzarsi alla ri...

36° - 03.09.2022

Balabà vorrebbe dimenticare anche per pochi istanti la malattia e ciò che gli porta, vorrebbe svanissero in una distesa di colori. Rivede la piccola cappella di La Morra, i suoi riquadri rossi, gialli, verdi e blu che gli parevano adagiarsi sulle vigne intorno, dipinte in mille modi dall’autunno, altri riquadri, distesi sulle colline delle Langhe di cui sentiva il profumo passeggiando lentamente tra i filari. Rivede la campagna in piena primavera dall’argine su cui camminava insieme a Doc; il farsi del tramonto spargeva tenue rossore sulla gialla fioritura della colza, sul verde del grano prossimo a spigare e sulla terra bruna disegnata da file di germogli di mais e di bietole. Rivede le distese di ginestre che abbracciavano l’ampia valle dell’Isola del Sud e stendevano un succedersi di nubi gialle oltre i prati su cui brucavano pecore e mucche, sola placida vita accanto agli alberi e ai recinti che racchiudevano il verdeggiare caldo dei pascoli. Rivede l’alternarsi di prato e di rocce...

35° - 12.08.2022

Balabà si chiede chi scriva i suoi racconti e le sue poesie, di chi siano le fantasie o i ricordi. Li scrive forse il bambino che alzava lo sguardo irrequieto dal quaderno e osservava malinconico lo scorcio del giardino oltre la finestra, lo spazio dei giochi con due amici, come lui allegri, liberi di gridare inseguendo il pallone. Li scrive forse il ragazzo che camminava le strade di Londra o di San Francisco scoprendo scorci tante volte sognati, persone sconosciute di ogni età, vestite in mille modi diversi, sorridenti o serie, frettolose o lente, parte della città o, come lui, solo illuse di esserlo. Li scrive forse il giovane che, alla scrivania in un ufficio all’ultimo piano di un grattacielo di Wall Street, un po’ a fatica continuava a leggere il fascicolo di un prestito obbligazionario o di un’emissione di azioni, impedendosi di guardare New York oltre la finestra. Li scrive forse l’uomo ormai grigio e calvo che volge le spalle alla terra che ama al di là delle grandi vetrate e ...