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69°

Balabà si allunga sotto le coperte e si chiede se sognerà e se sognerà l’alba. Sognerebbe il sorgere del sole dalla finestra della sua camera, nel primo giorno di vacanza natalizia, contento e insieme confuso dal farsi di ore diverse da quelle delle settimane precedenti, in cui doveva prepararsi in fretta per la scuola, dove vivere momenti anche belli. Sognerebbe il sorgere del sole fuori dalla tenda, dove siede sull’erba, non riuscendo più a dormire nel caldo dell’estate greca. Lo vedrebbe salire nel cielo azzurro, di una limpidezza quasi accecante, e riflettersi via via meno rosso sulla distesa del mare calmo. Sognerebbe il sorgere del sole lasciandosi alle spalle le luci dell’albergo e camminando nel buio ancora adagiato sulla metropoli equatoriale; in pochi minuti avrebbe sparso i suoi raggi, disperso l’oscurità e illuminato un vecchio edificio coloniale, il passato. Sognerebbe il sorgere del sole nel gelo del mattino invernale, accompagnando il piccolo Doc alle prime pipì del gior...

68°

Balabà ricorda gite scolastiche, momenti lontani nella memoria. Ricorda il treno che da Tirano saliva al Bernina, percorreva curve e ponti su valli rocciose, ancora il candore della neve alta nella primavera sembrava schiudersi davanti ai vagoni rossi dai quali come tutti guardava a occhi spalancati lo splendore delle montagne. Ricorda il lago di Como, camminava sulla riva davanti alle vecchie case di un piccolo paese manzoniano, osservando l’acqua distesa sotto il sole tiepido di Aprile a mezzogiorno, sulla quale ondeggiavano due barche di legno con sottili archi che univano i due bordi. Ricorda il Gran Sasso ergersi maestoso, quasi prepotente, sopra la distesa verde di prati sotto un cielo grigio di nubi da cui cadeva una pioggia tenue e rada, qua e là ancora chiazze di neve che avrebbe visto volentieri riflettere la luce del sole. Ricorda la spiaggia di Malaga nella notte limpida, con un bottiglia di birra tra le dita, davanti a un falò che attenuava un po’ il riflettersi della luna...

67°

Balabà ferma la riproduzione del film e il tempo residuo è 7.07, numero che gli fa ricordare i Boeing. Il 707 si lascia alle spalle Parigi, lo porta verso Los Angeles, verso l’America che ha tante volte immaginato di vedere, lunghe ore di volo, una notte breve nella cabina piena di fumo e di fiati. Infine l’alba, il rossore del cielo sulla città distesa oltre il finestrino, il sogno infine realtà nella città dove si celebra la fantasia. Il 727 si ferma prima di avviarsi al decollo per un problema a un motore; nessuna paura per questo, molta rabbia per i minuti che lo allontanano dall’atterraggio a San Francisco, che infine lo accoglie in una densa nebbia, oltre la quale intravvede appena, comunque emozionato, il Golden Gate, i grattacieli, la baia immensa. Il 747 supera le montagne e scende deciso verso Kai Tak tra gli edifici anche miseri, formicai che lo deludono, non sono ciò che si era immaginato di vedere arrivando a Hong Kong, ansioso di conoscere quella città di cui aveva letto ...

66°

Balabà sogna la campagna a occhi aperti e pensa alla dolcezza e alla forza della terra. Si schiude spinta dai germogli di granoturco che si aprono la strada nella sottile crosta di un marrone pallido e si offrono al sole, ancora chiusi su sé stessi, di un verde chiaro e luminoso, luccicano   rare nel sole gocce di rugiada. Si apre quasi gemendo alle lame dell’aratro che la penetrano in profondità, sollevano e rivoltano lunghe fette rosse, scure e compatte, lucide, che piano cadono sopra le altre e si mutano in zolle grandi e nodose, ignare di come si disferanno nel gelo. Si inaridisce nel calore torrido dell’estate, si apre in fessure che s’inseguono e s’incontrano disegnandosi come rami di innumerevoli alberi secchi, una foresta ai piedi delle piante di mais e di soia, attorno alle barbabietole e sotto ciò che resta del grano trebbiato. Si offre a una pioggia intensa, avida di ogni goccia, lasciandosi percorrere prima in superficie, mutando colore poco a poco, e poi in profondità,...

65°

Balabà spegne la sveglia e torna a distendersi, guarda il soffitto nel buio e cerca nei ricordi la voglia di alzarsi. Ricorda un giorno di vacanza, finalmente lontano da scuola, un po’ gli mancano i compagni, il loro scherzare nelle pause tra le lezioni, ma fra poco lo porteranno al circolo, dove giocherà a tennis, andrà a remare sul fiume, si tufferà nella piscina e non penserà ai compiti. Ricorda un giorno di esame, esce dal pensionato per fare colazione e comprare il giornale, leggere in fretta i titoli sulle elezioni, tornare in camera per fare la doccia e indossare il completo di lino marrone, quello per gli esami in estate, vuole 30. Lo avrà con lode. Ricorda il primo mattino in cui ha dormito con Doc, il pavimento coperto di fogli di giornale per raccogliere la sua urina di cucciolo, si guardano curiosi, lo accarezza e lo guida verso la porta per farlo uscire in giardino, raccoglie la carta e la mette nella spazzatura felice. Ricorda un’alba di settembre, il sole che si alza sul...

64°

Balabà percorre la memoria, cerca ricordi sorridenti. Si rivede agli esami della quinta elementare, risponde alle domande quasi senza rendersene conto, la mente è in parte altrove, oltre i volti dei maestri che lo interrogano e le pareti dell’aula percorsa dal sole ormai estivo, pochi minuti e ridendo uscirà di corsa dalla scuola gridando che non vi sarebbe entrato più. Si rivede salire finalmente sull’aereo dopo le discussioni di suo padre con gli addetti che non volevano dargli posto a bordo, separandolo dalla sua famiglia per chissà quale errore dell’agenzia o dell’Alisarda. Sale infine la scaletta e ricambia felice il sorriso della hostess che gli mostra la poltroncina sulla quale vivrà la gioia del primo volo. Si rivede seduto al tavolo di una cena natalizia ormai quasi conclusa, davanti a lui i biglietti della lotteria disposti uno accanto all’altro al posto dei piatti ormai scomparsi, sorseggia un po’ di vino sentendo i numeri che uno dopo l’altro una ragazza estrae dal canestro...

63°

Balabà pensa a quanti silenzi diversi si possono ascoltare, tutti preziosi. Ascolta il silenzio fumando una sigaretta appoggiato al muro sul retro del centro commerciale, guardando i campi stesi sotto la neve che cade fitta e lenta, a tratti resa un turbinio da una raffica di gelido vento che lo avvolge, sorride al taciturno inverno canadese. Ascolta il silenzio fumando un sigaro sul terrazzo dell’albergo nel cuore di una notte d’estate, osserva il Latemar illuminato dalla luna nel cielo limpido, in certi istanti sfavillante come le stelle sparse nel blu denso, il sorriso svanisce sentendo le risa salire dal bar. Ascolta il silenzio fumando un sigaretta mentre cammina in un tratto di spiaggia deserta del Lido, lontano dalle sdraio e dai capanni dell’Excelsior e dalle persone che si offrono al sole o gli si nascondono, parlando tra loro o leggendo il giornale mosso dalla brezza. Ascolta il silenzio fumando un sigaro sotto i due pioppi nel mezzo della campagna, nel buio tenue della notte...