Post

57°

Balabà siederebbe ai piedi di un albero. Appoggerebbe la schiena al tronco di uno dei pioppi in mezzo alla campagna, muovendo appena la testa per osservare i campi ormai sgombri del frumento con i resti della paglia bruciati dal sole, le piante di soia fitte e verdi, le foglie di mais che già si tingerebbero di giallo. Appoggerebbe la schiena al tronco di un abete, respirerebbe piano, lasciando fluire nel naso il profumo di muschio umido cui si mescolerebbero a tratti l’odore di fungo e quello di cacca di mucca, ascolterebbe il rumore di un ruscello di cui vedrebbe il luccichio. Appoggerebbe la schiena al tronco del solo pino lungo il sentiero alto sul mare, circondato da cespugli di rosmarino che riempirebbero l’aria di profumo che renderebbe più intenso il piacere di guardare le onde avvicinarsi alla riva e tingersi del bianco della schiuma. Appoggerebbe la schiena al tronco di un albero sconosciuto, aggrappato a una roccia alta sul fiordo, osserverebbe l’acqua blu appena increspata ...

56°

Balabà tornerebbe con emozione bambino. Riempierebbe piano piano di sabbia umida il secchiello, premendola con cura al colmo con la paletta, soffermandosi a osservare le mura e le torri del castello che sta costruendo sul bagnasciuga, orgoglioso delle pareti alte e massicce dalle quali si ergono i coni tronchi possenti. Si sentirebbe grande. Seguirebbe un po’ distante il Signor G., camminando come lui  tra gli abeti ai margini del pascolo, stringerebbe forte il manico del cestino e solleverebbe dolcemente cool bastone i rami più bassi, così da scrutare tra l’erba e il muschio, ansioso di vedere la testa di un porcino, il suo marrone spuntare appena nel verde. Darebbe calci delicati al pallone, avanzando piano sul piccolo prato davanti alla Chiesa degli Scrovegni, pronto a scartare un avversario o una delle grosse pietre cadute dall’alto muro che racchiudeva quell’angolo della città, infisse in parte nel terreno di quello spazio erboso in cui ritroverebbe gli amici ogni giorno. Sied...

55°

Balabà vorrebbe volare su una mongolfiera. Sfiorerebbe un campo di granoturco in fioritura, guarderebbe i pennacchi dorati nel sole ondeggiare nel vento, il polline spargersi nell’aria e scendere tra le lunghe foglie verdi per scivolare nei filamenti delle pannocchie ancora piccole, appena sporgenti dal fusto. Sfiorerebbe all’alba le acque del lago più amato, dall’altra parte del mondo, le guarderebbe tingersi di un rosso diverso in ogni istante, via via che il sole si alza sopra le dolci montagne che lo serrano su un lato, le sorvolerebbe un po’ per poi tornare indietro. Sfiorerebbe le pareti rocciose del gruppo amato sin da bambino, si smarrirebbe nelle linee di colori diversi che le percorrono, vi vedrebbe disegni che solo la sua immaginazione potrebbe scorgere, infine, superate le cime, scenderebbe quasi a posarsi nel loro anfiteatro. Sfiorerebbe le basse dune di sabbia chiara coperte di cespugli di rosmarino il cui profumo salirebbe sino a lui e lo sentirebbe ancora mentre oltrepa...

54°

Balabà guarda i suoi dischi e ricorda concerti. Ritorna a Forest Hills, in alto sulle gradinate, lontano dal palco sul quale Joni Mitchell, la chitarra tra le mani, avvicinava il volto al microfono. La splendida voce saliva sino a lui, lo avvolgeva accompagnata dal suono degli altri strumenti e lo portava con sé a perdersi nel Blue. Ritorna alla Rocca Brancaleone sul cui palco scarno Keith Jarrett muove le dita sulla tastiera, spargendo note che percorrono la calda aria estiva e sembrano salire luminose verso il cielo scuro e unirsi alle stelle e scorrono sul pubblico che, quasi impietrito, ha solo udito e sguardo. Ritorna allo stadio di football di Toronto tra decine di migliaia di persone che fissano il palco sul quale suonano gli Eagles. La musica potente raggiunge ogni persona i tanti che danzano abbandonandosi al ritmo dei brani che si susseguono attraversando l’umida aria immobile, incredibilmente densa di fumo d’ogni tipo. Ritorna al teatro padovano nel quale Earl Hines si avvic...

53°

Balabà camminerebbe le strade di un’altra città, già visitata o sconosciuta. Camminerebbe nei vicoli di Roma, posando i piedi quasi con garbo su vecchi ciottoli qua e là chiazzati di impalpabile muschio verde, guardando edifici segnati dal tempo, gli intonaci sbrecciati e le pietre consumate, segnati dall’incuria che sembra l’anima della città. Camminerebbe le strade di Berlino, frastornato dal mescolarsi di moderno e di antico ricostruito, lo percorrerebbe il peso della storia, la memoria indelebile di come il mondo aveva subito la follia che aveva dominato la città. Camminerebbe le vie de L’Avana, nel parlare allegro della gente e negli odori forti di cibo, fumando un sigaro appena comperato dopo aver visto le donne che li costruivano, ascoltando Dumas o Verne letti ad alta voce, in stanzoni impregnati di profumo del tabacco. Camminerebbe i viali di Los Angeles, rivedendo le scene di innumerevoli film girati sotto le palme o sui marciapiedi sovrastati da vecchi edifici o luccicanti g...

52°

Balabà ricorda giorni e anni ricchi di colori. Rivede ragazzi che riempiono un prato davanti al palco sul quale si esibiscono Jimi, Neil, Joni e tanti altri, decisi a dividere la propria arte con quelle folle allegre, disordinate, piene di vita, ansiose di abbandonarsi all’emozione della canzone amata nell’istante. Rivede sconosciuti che si incontrano, nelle mani il giornale che grida i primi passi dell’uomo sulla luna, si fermano a dire anche solo poche parole, a condividere con un sorriso stupore ed entusiasmo per quel momento, qualcosa di eccezionale mai vissuto così. Rivede i volti sereni di nemici che infine si stringono la mano, dietro i sorrisi la fatica di duri confronti, della ricerca di un terreno sul quale camminare infine uno accanto all’altro e non uno contro l’altro, per schiudere giorni nuovi non solo ai propri cittadini. Rivede i soldati abbassare i fucili, consapevoli di non potersi opporre alla folla che oltrepassa il confine per anni invalicabile, barriera tra uomini...

51°

Balabà aprirebbe le braccia per volare via nel vento. Volerebbe sopra il Prato della Valle, passando piano tra gli alberi e le statue, guardando persone che camminano o che siedono sull’erba nella luce pallida del mezzogiorno fresco di Novembre, assaporando momenti che presto non potranno più godere. Volerebbe sopra una spiaggia deserta, sopra la sabbia disegnata dalle onde e dal vento, non segnata da impronte, umida di pioggia in un mattino scuro, sotto il cielo nascosto da dense nuvole grigie, che il tenue Maestrale fa scorrere lente. Volerebbe sopra Central Park, osservando stupito l’inseguirsi degli infiniti colori dell’autunno sugli alberi e sui viali e sui sentieri, foglie da cui non può distogliere lo sguardo, immaginando i rami tra pochi giorni spogli, pronti a coprirsi della prima neve. Volerebbe sopra un campo appena arato, terra rossa e forte distesa in lunghe fette una accanto all’altra, diritte verso l’orizzonte, lucenti dell’umidità della notte nel sole timido, i cui ragg...