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Balabà guarda i suoi dischi e ricorda concerti.
Ritorna a Forest Hills, in alto sulle gradinate, lontano dal palco sul quale Joni Mitchell, la chitarra tra le mani, avvicinava il volto al microfono. La splendida voce saliva sino a lui, lo avvolgeva accompagnata dal suono degli altri strumenti e lo portava con sé a perdersi nel Blue.
Ritorna alla Rocca Brancaleone sul cui palco scarno Keith Jarrett muove le dita sulla tastiera, spargendo note che percorrono la calda aria estiva e sembrano salire luminose verso il cielo scuro e unirsi alle stelle e scorrono sul pubblico che, quasi impietrito, ha solo udito e sguardo.
Ritorna allo stadio di football di Toronto tra decine di migliaia di persone che fissano il palco sul quale suonano gli Eagles. La musica potente raggiunge ogni persona i tanti che danzano abbandonandosi al ritmo dei brani che si susseguono attraversando l’umida aria immobile, incredibilmente densa di fumo d’ogni tipo.
Ritorna al teatro padovano nel quale Earl Hines si avvicina lento al pianoforte, la figura snella nel vestito scuro, il sorriso sul vecchio volto, una promessa che si avvera appena le dita iniziano a muoversi sui tasti, veloci e sicure, riportando il pubblico ad anni lontani, alla vivacità gioiosa di un’epoca meravigliosa del jazz.
Balabà guarda i suoi dischi e ricorda concerti e vorrebbe solo avere le forze per andare a sentirne ancora uno, per vivere un’ultima volta splendide emozioni.
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