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74°

Balabà lento lascia la poltrona e si avvicina alla finestra per guardare la notte. Una notte limpida di giugno, il buio è attraversato solo dalla tenue luce delle stelle, laggiù il blu scuro del cielo sembra quasi fondersi con quello appena più chiaro del mare, quasi non si vede il chiarore delle onde che si adagiano sulla spiaggia grigia scura nell’oscurità. Una notte nuvolosa di gennaio in cui si spegne il candore delle cime coperte di neve, nella luce assente le nubi si disegnano appena nel cielo, i loro contorni si confondono, si inseguono spinte dal vento intenso, a tratti si schiudono e appare per un attimo un lembo di luna. Una notte umida d’autunno, lo sguardo si smarrisce nella nebbia che sale dalla terra arata e si addensa piano piano, nascondendo la distesa dei campi ormai vuoti, gli alberi spogli che sorgono qua e là, dove sono stati piantati per rompere il panorama piatto. Una notte di un maggio ancora fresco, l’oscurità quasi totale impedisce di vedere le gemme e i fiori ...

73°

Balabà, alla ricerca di un po’ di benessere, solleva lentamente e distende le gambe, appoggiando i piedi sul cuscino posato sul tavolo di cristallo. Ricorda un freddo giorno di sole in cui raggiunge la malga deserta nel finire di gennaio, a metà dell’anello di fondo percorso a ritmo deciso. Siede sulla panca addossata alla parete esposta a mezzogiorno, toglie gli sci e lentamente si distende posando le scarpe sul legno consumato. Ricorda un mezzogiorno di giugno in cui esce dal mare avvertendo subito il calore asciugare la pelle sulla quale rimaneva il sale pungente. Svelto percorre la sabbia torrida fino al suo lettino, vicino a quelli su cui giacciono gli amici. Vi si adagia svelto osservando i piedi dai quali cade sabbia sul materassino a righe nere e gialle. Ricorda un mattino di settembre in cui avverte ancora in bocca il sapore del caffè bevuto guardando i campi di granoturco in cui di lì a poco entrerà la trebbia per raccogliere. Siede su una sedia sotto il portico e posa i pied...

72°

Balabà può solo guardare il suo passato, rivivere momenti vissuti e ancora vivi in lui. Si rivede percorrere la riviera in bicicletta poco più che bambino, vivere un giorno in cui non dovrà entrare a scuola, diretto all’Antonianum in cui trascorrerà un mattino di scioperi, di manifestazioni, di ribellione, per lui conta solo la gioia di tirare a canestro in un momento del giorno in cui non lo ha mai fatto prima. Si rivede insieme ad amiche e amici in un parco inglese, nella sera ancora illuminata dal sole riluttante a scendere oltre gli alti e maestosi alberi vecchi, parlano, scherzano, ridono, vivono piacevolmente la fine di quel giorno di vacanza lontano da casa; non si accorgono di come li circonda un gruppo di violenti giovani locali. Si rivede camminare lungo Madison Avenue con Lucia, Enrico e Riccardo diretti verso Confetti per cenare insieme e trascorrere la sera del venerdì fino a che si fa notte, mangiando le gradevoli omelette con formaggio arancione e poi uno dei vari dolci ...

71°

Balabà siede sulla poltrona e guarda il muro davanti a sé senza vederlo. Vede un bosco nel cuore di agosto, lo percorre lentamente, posando quasi cauto i piedi tra i cespugli di mirtillo, alla ricerca di una testa di porcino o di una distesa di finferli, si augura di avere fortuna e di cucinare una cena il cui profumo riempirà la casa. Vede un sentiero subito ripido tra gli alberi e i cespugli che coprono il colle, una stretta scia diritta di secca terra rossastra, sulla quale cammina lentamente, guardando la polvere posarsi densa sulle scarpe e sui calzoni di velluto e respirando i profumi dell’autunno. Vede l’erba calpestata, rinsecchita al centro della sommità dell’argine che percorre piano nel sole dell’estate, osservando l’acqua bassa scorrere lenta tra le rive, visibile solo a tratti tra la fitta vegetazione le cui foglie un vento tenue fa ondeggiare. Vede qua e là un po’ di terra nera sotto la spessa neve calpestata da altri prima di lui, fitti gli abeti che impediscono al sole ...

70°

Balabà posa le monete e prende il Corriere pensando a quando lo aprirà. L’edicola è una piccola baracca di legno dipinto di verde, incassata in un angolo del palazzo del tribunale. Moglie e marito in camice nero, piccoli e anziani, gli sorridono e lo salutano quando si avvicina, lei entra per prendere il Corriere che poi gli porge ancora sorridendo. Lui ricambia il sorriso e si avvia verso casa nel calore dell’estate. L’edicola è vicina alla scala che scende verso le gallerie della metropolitana. Il vecchio di colore ormai lo riconosce e prende il Wall Street Journal dalla pila addossata come altre alla parete screpolata in cui appare qua e là un po’ delle assi di legno. Gli porge cinque dollari e prende il resto sorridendo. Lo saluta e si avvia verso il treno. L’edicola è un piccolo negozio con un’ampia finestra affacciata sulla strada, nella quale sono posati ordinatamente quotidiani e settimanali. Prende Corriere, 24 Ore e Panorama uscito quel giorno, osservando la copertina che luc...

69°

Balabà si allunga sotto le coperte e si chiede se sognerà e se sognerà l’alba. Sognerebbe il sorgere del sole dalla finestra della sua camera, nel primo giorno di vacanza natalizia, contento e insieme confuso dal farsi di ore diverse da quelle delle settimane precedenti, in cui doveva prepararsi in fretta per la scuola, dove vivere momenti anche belli. Sognerebbe il sorgere del sole fuori dalla tenda, dove siede sull’erba, non riuscendo più a dormire nel caldo dell’estate greca. Lo vedrebbe salire nel cielo azzurro, di una limpidezza quasi accecante, e riflettersi via via meno rosso sulla distesa del mare calmo. Sognerebbe il sorgere del sole lasciandosi alle spalle le luci dell’albergo e camminando nel buio ancora adagiato sulla metropoli equatoriale; in pochi minuti avrebbe sparso i suoi raggi, disperso l’oscurità e illuminato un vecchio edificio coloniale, il passato. Sognerebbe il sorgere del sole nel gelo del mattino invernale, accompagnando il piccolo Doc alle prime pipì del gior...

68°

Balabà ricorda gite scolastiche, momenti lontani nella memoria. Ricorda il treno che da Tirano saliva al Bernina, percorreva curve e ponti su valli rocciose, ancora il candore della neve alta nella primavera sembrava schiudersi davanti ai vagoni rossi dai quali come tutti guardava a occhi spalancati lo splendore delle montagne. Ricorda il lago di Como, camminava sulla riva davanti alle vecchie case di un piccolo paese manzoniano, osservando l’acqua distesa sotto il sole tiepido di Aprile a mezzogiorno, sulla quale ondeggiavano due barche di legno con sottili archi che univano i due bordi. Ricorda il Gran Sasso ergersi maestoso, quasi prepotente, sopra la distesa verde di prati sotto un cielo grigio di nubi da cui cadeva una pioggia tenue e rada, qua e là ancora chiazze di neve che avrebbe visto volentieri riflettere la luce del sole. Ricorda la spiaggia di Malaga nella notte limpida, con un bottiglia di birra tra le dita, davanti a un falò che attenuava un po’ il riflettersi della luna...